Dietro la Dark Polo Gang, il fenomeno italiano della trap music

Dark Polo Gang

La sigla “Dark Polo Gang” dirà sicuramente qualcosa a molti giovani, mentre i più grandi probabilmente non sanno neppure a cosa ci si stia riferendo. Questo è il nome che si è data una band che sulle onde della trap music (nuovo genere musicale che fonde il rap con l’hip hop), sta letteralmente conquistando orde di giovani. La particolarità, o meglio, il punto di forza di questo gruppo, sta fondamentalmente nei testi che usa, da molti giudicati di basso livello, ma che per quanto non siano così elaborati, stanno comunque creando una sorta di “nuovo dizionario”.

Il gruppo romano ha infatti coniato termini che mai avevamo sentito prima, come “bufu”, “bibbi”, “eskere” e così via. Il termine “bufu”, per esempio, è l’acronimo della frase inglese “by us fuck u” che significa “per quanto ci riguarda, vaffanculo!”; pertanto “bufu” è la parola che la Dark Polo Gang e i suoi fan usano abitualmente per mandare a quel paese qualcuno, anche se in realtà “bufu” può essere usato anche al pari di un semplice “stronzo”.

Ebbene, questa band ha coniato un suo linguaggio che ormai sta venendo usato sempre più frequentemente da parte dei giovani, tanto è vero che basta farsi due passi fuori da un locale per sentir dire qualcuno che in posa davanti ad uno smartphone urla “eskereee” o qualcuno che, nell’ammirare un capo d’abbigliamento o un nuovo paio di occhiali, dica al destinatario che è “very swag”. Accade così che la lingua cambi progressivamente, e il fatto che cambi, se ci si pensa anche solo un attimo, non è neanche tanto sorprendente.

La lingua dopotutto è lo strumento per eccellenza che segna l’appartenenza ad un determinato gruppo, per cui l’idea di coniare un linguaggio proprio permette alla Dark Polo Gang di creare attorno a sé non una semplice fan base, ma qualcosa di molto più vivo, animato e sentito; una sorta di comunità, se vogliamo. L’idea di coniare un linguaggio proprio permette alla band di avere un pubblico sempre più fidato, perché il suo non è un pubblico che si limita ad ascoltare le canzoni, ma è appunto una comunità che tramite quel linguaggio riesce a rivendicare una propria identità e a marcare una distanza sempre più netta col mondo dei “grandi” (non è un caso che le parole coniate dalla Dark Polo Gang non siano comprensibili alle orecchie di chi non è “nel giro”).

La Dark Polo Gang piace o non piace (difficile li si riesca ad inquadrare in una frase di circostanza, in una mezza misura), ma al di là delle opinioni che ci si può fare, rimane il fatto che questa formazione è riuscita a creare un vero fenomeno di massa. Attraverso il suo linguaggio, certo, ma anche tramite uno stile ben preciso, un aspetto estetico curato nei dettagli e un approccio ben architettato. Insomma, di spontaneo c’è ben poco, in quanto la formula architettata dalla Dark Polo Gang è una formula messa su proprio per colpire nel segno. E stanti i risultati, sembra proprio che ci si sia riusciti.

Immagine da Rockit.it