Musicoterapia recettiva per risolvere i propri conflitti interiori

musicoterapia

Tutti noi siamo consapevoli del fatto che la musica può essere di grande aiuto per il nostro equilibrio interiore. Non è un caso infatti se nel corso degli anni sono nate parecchie teorie, ideate moltissime pratiche e condotti innumerevoli studi che convergono tutti su un assunto: che la musica ci fa enormemente bene. La musicoterapia recettiva, per esempio, è quella pratica che si basa su un ascolto passivo della musica, cioè di un ascolto di specifici brani musicali che siano in grado di risvegliare nel paziente delle emozioni e dei ricordi ad hoc.

I pilastri della musicoterapia ricettiva

A differenza di quelle pratiche in cui si chiede al paziente di partecipare attivamente alla terapia, nel caso della musicoterapia recettiva il tutto avviene in modo molto più passivo. In effetti questo approccio passivo induce l’ascoltatore ad assimilare meglio ciò che sta ascoltando e quindi a trasformare in cambiamenti pratici tutto ciò su cui c’è bisogno di intervenire. Accade così che un brano che coinvolge particolarmente la persona finisce per portare con sé tutta una serie di emozioni, di immagini e ricordi che hanno una certa importanza per chi ascolta.

Come si può dedurre, la musicoterapia ricettiva rifugge dal credere che possano esistere delle tracce musicali dalla funzione medica, perché al momento non esiste alcuna ricerca che porti a credere che un determinato brano faccia bene a tutti, indistintamente. L’essere umano in fondo è una macchina complessa, e ciascuno di noi, per quanto ci si voglia sforzare di parlare di comunità e di condivisione, è un’entità a sé: è chiaro quindi che una determinata traccia o un determinato brano possano suscitare emozioni, sensazioni e percezioni completamente diverse da una persona all’altra.

Per la musicoterapia ricettiva non importa quale brano si ascolti, ma che il brano sia in grado di accendere un faro sulle problematiche individuali che il paziente si porta dentro. E’ un po’ come la cartomanzia: non importa se il cartomante utilizzi le sibille, i tarocchi o il pendolo, perché ciò che importa è che il fine ultimo sia dare risposte che servono a colui che gli sta davanti.

Come funziona una seduta di musicoterapia ricettiva

La sequenza sonora a cui si viene sottoposti nel corso della seduta, in genere, è composta da un set di 6 brani e da una serie di suoni. Il tutto viene scandito da un po’ di pause, in maniera tale da permettere all’ascoltatore di focalizzarsi meglio sui propri vissuti e di trascriverli su carta (tali appunti sono fondamentali per poter proseguire al meglio la terapia).

Di solito, proprio per dare un senso logico all’operazione, l’operatore che si occupa della terapia cerca di delineare una struttura circolare per la riproduzione delle sequenze: in pratica si tende ad iniziare con un qualcosa di soft, e nel mentre si prosegue con tracce che si ritiene favoriscano l’esplorazione e l’elaborazione della mente; il tutto si conclude poi con una traccia finale sempre sui toni soft, sulla scia del punto di inizio.

Sì, ma queste musiche sulla base di cosa vengono scelte? Come abbiamo detto poc’anzi, la musicoterapia recettiva non si fossilizza su un solo brano dai presunti risvolti medici, pertanto ci sono più brani (sei, per l’appunto) e tali brani vengono selezionati dal musicoterapista sulla base della terapia che c’è bisogno di mettere in atto. Ciò implica che di caso in caso, di persona in persona, il set può cambiare completamente.

In tutto ciò però v’è un limite, e cioè il rischio che il musicoterapista, proprio perché può scegliere tra una mole di brani, possa finire per pescare dei brani che gli piacciono di più e per scartare titoli che invece non lo aggradano più di tanto. Per sanare questo possibile rischio, ogni relazione terapeutica presuppone un confronto serrato tra le parti; un confronto che permetta appunto al terapista di individuare i brani più adatti alla situazione nella massima trasparenza.

La terapia prevede che al termine dell’ascolto vi sia un confronto tra il terapista e il paziente, proprio perché è in questa fase che devono venir fuori tutte le considerazioni del caso. L’elemento attorno al quale ruota tutta questa pratica, in fin dei conti, è il rapporto che il paziente ha instaurato con il materiale sonoro con cui è entrato in contatto: bisogna stabilire in sostanza quanto le sonorità con cui è entrato in contatto abbiano “funzionato” rispetto a quelli che erano gli obiettivi.

In ogni caso c’è da tenere in considerazione il fatto che una seduta non basta per trarre conclusioni definitive: la musicoterapia recettiva prevede ulteriori incontri. Nella seduta successiva alla prima, per esempio, al paziente vengono somministrati brani che saranno frutto del confronto e dell’elaborazione derivanti dalla seduta precedente. Ogni seduta, in sostanza, è propedeutica a quella che verrà dopo.